Nuotatori

Reparti Speciali del San Marco

Battaglione “N”

Tale reparto faceva parte del reggimento assieme al Battaglione “P” e dopo l’8 settembre 1943 le due unità finirono per fondersi, dando vita al battaglione “ NP” della X Flottiglia MAS della RSI Il Btg.

NP, unificato, era organizzato su sei compagnie e di vari nuclei speciali. L’addestramento a terra ed in mare, uguale per tutti, doveva porre i marò in grado di assolvere qualsiasi compito. Un reparto che anticipava i nostri attuali Subacquei Incursori. In vista dell’Operazione C3, il C.V. Giovanni Battista Biagini, il 1° maggio 1942 aveva proposto a Maristat di costituire in seno al reggimento San Marco un Btg. Di Camicie Nere, della Milmart, ed in seno a questo battaglione un “reparto nuotatori”.

Questo reparto prese il nome di Battaglione Speciale Mazzucchelli ed era forte di 500 uomini, di cui 200 provenienti dal San Marco, 100 dal reparto “G” (guastatori dell’esercito e della marina) e 200 dalle Camicie Nere della Milmart. Con questo nome Mazzucchelli, i nuotatori entrarono a far parte del Reggimento San Marco. Fino alla data dell’armistizio dell’8 settembre 1943 i due battaglioni operarono separati, seppure sottoposti ad un unico Comando, con prevalenza di operazioni da parte degli “N” come nuotatori guastatori.  Solo con lo scioglimento della Forza Navale Speciale, e quindi dopo il 5 gennaio 1943, i due battaglioni rientrati in Italia dalla Tunisia e dalla Francia passarono a disposizione dell’Ispettorato Generale dei M.A.S (Generalmas), responsabile dell’impiego dei Reparti d’Assalto della Marina. Dopo l’8 settembre 1943, al Sud, ricostituitasi Generalmas, gli uomini appartenenti ai due battaglioni furono riuniti in un unico Battaglione “NP” ed altrettanto avvenne al Nord, con il Battaglione “NP” inquadrato nella X MAS.

Genesi del reparto “N”

Facendo un passo a ritroso, vediamo che gli “N” avevano loro genitori nei “Gamma”. Dire “Gamma” e dire J.V. BORGHESE, dire Wolk è la stessa cosa.  Dal racconto del Comandante Junio Valerio Borghese:

Alle dipendenze del Reparto Subacqueo era intanto sorta, a fianco delle precedenti, una nuova specialità, quella dei” nuotatori d’assalto”, sotto il nome di copertura di “Gruppo Gamma”. Nelle precedenti missioni a Gibilterra, gli operatori, dirigendo coi lori apparecchi nel porto militare alla ricerca delle grandi navi da guerra, erano passati in mezzo a numerosi piroscafi alla fonda nella rada aperta, in fase di smistamento fra convogli in arrivo e in partenza. Costituendo il naviglio mercantile un ottimo obiettivo, fu subito messo allo studio il modo di poterlo attaccare. La prima idea fu di far uscire dallo Scirè un certo numero di sommozzatori i quali camminando sul fondo del mare con una carica esplosiva di minor portata, rispetto a quella da 300 Kg destinate alle navi da guerra, raggiungessero e attaccassero i piroscafi.   Superate le iniziali difficoltà si fecero i primi esperimenti; squadre di “fanti subacquei” compirono, marciando sul fondo del mare, percorsi fino a 2000 metri in linea di fila e in perfetto assetto di guerra. Successivamente, riprendendo la primitiva idea della medaglia d’Oro Paolucci, si costatò che si otteneva un rendimento superiore compiendo l’avvicinamento a nuoto, prendendo particolari accorgimenti.  E’ di questo periodo l’impiego di una nuova arma la “cimice” ( piccolo involucro metallico circolare, di forma biconvessa, contenente circa 3 Kg. di esplosivo munito di un anello di gomma, che, gonfiato da una bomboletta d’aria compressa a collo rompente, ne assicurava l’aderenza sotto lo scafo, e di una spoletta a tempo, regolabile dall’esterno, per provocare l’esplosione al momento voluto.) Tre o quattro di queste armi, che avevano spinta nulla, fissate da un’apposita buffetteria, erano portate da un nuotatore sotto il bersaglio ed erano sufficienti ad affondare una nave da carico. Vestito di un aderentissimo abito di gomma che lo protegge dal contatto diretto con l’acqua senza ostacolargli la libertà di movimento e calzate lunghe pinne di gomma che gli permettono una maggiore velocità nella fase di avvicinamento e la possibilità di spostamenti sia orizzontali che in quota senza bisogno di adoperare le braccia, il nuotatore si avvicina dapprima rapidamente, poi sempre più cautamente, al bersaglio. Raggiuntolo, servendosi di un piccolo autorespiratore di cui è fornito e la cui bombola gli consente 30 minuti circa di respirazione subacquea, si cala sotto il piroscafo e, attaccate le cariche esplosive sotto la carena, avvia le spolette a orologeria e torna a galla, se possibile mettendosi in salvo in territorio neutro o occultandosi una volta approdato in territorio nemico. Grande resistenza al nuoto, particolare facilità nel sommozzare e orientarsi in mare sopra ed in immersione (i nuotatori erano provvisti di una bussoletta al radiomir tenuta al polso come un orologio) sono le caratteristiche che definivano il grado di” acquaticità” del volontario. A tali attitudini l’uomo gamma doveva unire, con l’addestramento, doti di mimetizzazione che gli dessero un’invisibilità quasi assoluta nella fase di abbordaggio ai piroscafi nemici, sempre maggiormente protetti. 

 A questo scopo il nuotatore aveva la faccia tinta di nero e la testa coperta da una reticella su cui erano fissate alghe o stoppa o la paglia di un vecchio fiasco sfasciato; sicché, gli occhi a pelo d’acqua, ferme le braccia, nuotando lentamente con le sole gambe, anche la più avvertita e scaltra delle vedette lo avrebbe scambiato per un inoffensivo detrito di cui sono piene le acque dei porti e delle rade navigate.  L’avvicinamento alle navi alla fonda doveva farsi da prua; la corrente stessa trascinava allora il nuotatore quasi inerte al centro della nave, ove giunto egli sommozzava senza moto visibile e senza un orgoglio, per compiere l’attacco. L’allontanamento avveniva, sempre con il favore della corrente, verso poppa. Naturalmente, per acquisire quest’arte, occorreva un lungo e controllato tirocinio. Il comando del gruppo fu affidato al tenente di vascello Eugenio Wolk.  Per il reclutamento dei volontari necessari a questa specialità occorrevano uomini che fossero eccellenti nuotatori e temperamenti naturalmente acquatici. L’elenco degli iscritti alla Federazione italiana di nuoto ci permise (è sempre J.V. Borghese che scrive) il recupero di molti buoni elementi perfettamente idonei e desiderosi di entrare nella nuova specialità per la quale sentivano di possedere le necessarie attitudini. Avvenne così che alla Decima MAS (e non solo per il “Gruppo Gamma”) affluirono volontari da tutti i corpi dell’esercito e da tutti i campi di guerra perfino dal lontanissimo fronte russo. Alla fine del 1940, poi durante il 1941 e il 1942, a Livorno (Porto Nuovo e Calambrone) l’allora ammiraglio Tur, coadiuvato dall’ammiraglio Biancheri, stava preparando una forza da sbarco con obiettivo principale Malta. Gli uomini destinati allo sbarco avevano varie provenienze, come si è già detto, in primo luogo dal tradizionale ed effettivo Battaglione San Marco, poi da vari reparti dell’Esercito ed un discreto numero dai Battaglioni “M” (Camicie Nere). Proprio in quell’epoca Wolk, per ordine di Borghese, aveva varato il Reparto Speciale “Gamma” e osservando ciò che avveniva al Porto Nuovo ed al Calambrone concepì l’idea di precedere tutta l’operazione di sbarco con una “infiltrazione” di combattenti singoli atti a sorprendere le postazioni di difesa nemica “ da dietro“. Avendo creato i “Gamma “ era più logico creare degli “N”, questa fu l’idea fondamentale di Wolk. L’istruzione e l’allenamento degli “N” sarebbero stati molto più rapidi e facili, perché non avrebbero dovuto “sommozzare”, bensì solo “arrivare a terra”.  Maturata l’idea Wolk la espose all’ammiraglio Tur il quale ne fu entusiasta. Presero accordi per l’esecuzione di una prova, di una dimostrazione d’azione. Non esistendo ancora nessun “N”, Wolk utilizzò alcuni “Gamma”. Fu stabilita una porzione di spiaggia di Tirrenia, lunga circa 300 m, lungo la quale avrebbe dovuto pendolare un gruppo (diviso in due) di militari del servizio “vigilanza-scoperta-difesa”, armati con cartucce a salve. Più dentro terra vi era una normale postazione di mitragliatrice atta a “spazzare” la spiaggia da dietro un piccolo vallo di sabbia. Ubicazione e dettagli erano sconosciuti agli operatori. La notte della prova era illune, con cielo sereno e mare calmo, tre elementi che rendono più difficile il compito d’attacco. L’orario del tentativo fu stabilito in un ampio lasso di tempo, la partenza degli operatori avvenne con un battello pneumatico dal Molo Nord. L’operazione ebbe pieno successo tanto che nessuno si era accorto di niente. Gli uomini di Wolk usciti dall’acqua, strisciando si infiltrarono eludendo la sorveglianza. Sempre strisciando, oltrepassarono il “fortino” di difesa, che poi simultaneamente attaccarono da dietro, lanciando ognuno una bomba a mano con solo l’innesco (rumore di un piccolo petardo). Nel fortino oltre alla normale dotazione di militari c’erano varie autorità militari e lo stesso ammiraglio Tur.

L’ammiraglio Tur entusiasta chiese allora a Wolk di realizzare questo Corpo di combattenti anfibi, perché si rese conto che, senza questa “punta di lancia” sarebbe un ecatombe di mezzi e uomini. Wolk si mise immediatamente a lavorare su questa sua idea, ne concepì la tattica e il metodo d’attacco dei futuri “N”. Sviluppò il vestiario e l’equipaggiamento. Iniziava così l’addestramento vero e proprio, in un tempo certamente da record riuscì ad “acquatizzare” (cioè resi confidenti con l’acqua) circa 2000 uomini. Anche i “P”, paracadutisti del Comandante Nino Buttazzoni ed egli stesso parteciparono a questo tipo d’addestramento. A questo punto l’Unità “N” si era arricchita dell’Unita “P” diventando “NP”. Non appena l’efficienza e l’allenamento degli uomini poté considerarsi a buon punto, e dalla Pirelli arrivò parecchio materiale, iniziarono le esercitazioni notturne in mare, culminate nella grande, e ultima, esercitazione con l’attacco proveniente dalla Sardegna e dalla Corsica (allora Italiana) contro la costa tirrenica della Penisola. La difesa costiera fu munita di cartucce a salve ed informata che, in qualsiasi tra due date, avrebbe potuto verificarsi un attacco di combattenti isolati a gruppi, provenienti da occidente. Il risultato fu un successo! Non uno delle varie centinaia di attaccanti fu preso, ma neanche visto! Un gruppetto raggiunse Roma, entrò nel Ministero della Guerra, allora in Via XX Settembre, penetrò nell’ufficio informazioni diretto da un colonnello dei carabinieri, lo prese prigioniero e lo portò via. Wolk, che dopo l’8 settembre scelse di proseguire la guerra a fianco dei tedeschi, con i fedelissimi di Junio Valerio Borghese, fornisce, col suo carattere impetuoso, la seguente spiegazione, riportata di seguito integralmente: Questo era troppo per gli inglesi! Costoro logicamente ordinarono l’immediato annullamento di un organismo così efficiente e pericoloso. Incaricarono i loro “fedeli” informatori…..di procedere in merito. Fu un capolavoro di rapidità e meticolosità! Lo smembramento e la dispersione furono totali. Reparti trasferiti a Tolone, in Libia, in Sardegna, Sicilia Corsica. Tutto ciò che costituiva in qualche modo una “élite” fu allontanato dal Continente. Ad esempio, in Sardegna ci siamo ritrovati, il sottoscritto con i “Gamma”, Buttazzoni con gli “NP”, il Colonnello Cazzaniga con i suoi “Arditi”, la divisione Paracadutisti “Nembo”. Tutto questo con il pretesto che gli angloamericani sarebbero sbarcati in… Sardegna!!!   Tanto Buttazzoni quanto me stesso abbiamo sempre protestato, adducendo che non potevamo concepire che gli Alleati fossero talmente idioti da sbarcare in Sardegna per poi “risbarcare” in continente, avendo la Sicilia ad un tiro di schioppo dalla Tunisia, appoggiati dalla mafia alle spalle dei nostri. Ad un certo momento, senza informare le Autorità superiori e contravvenendo alle disposizioni, ritirai il mio “Gruppo Gamma” e lo riportai in sede vicino a Livorno per prepararlo alle azioni da effettuare in Sicilia. Sebbene le parole di Wolk contenessero, a distanza di tanti anni, stupore e rabbia per quello che era successo al “suo” reparto, una conferma di quanto accaduto, in quell’epoca, viene dall’Ufficio Storico della Marina. Nel libro “Le fanterie di Marina Italiana” sono citati quegli avvenimenti ricordati da Wolk.

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