Il Battaglione Italiano in Cina

Dal Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare  Marzo-giugno 1989

(redatto nel 1933 dal Ten. Fanteria Amleto Menghi)

Il giorno 7 settembre 1901, i Ministri esteri ed i Plenipotenziari cinesi, riunitisi a Pechino alla Legazione di Spagna, firmarono il protocollo finale che poneva termine ai disordini dell’estate 1900 (1) e ristabiliva le relazioni amichevoli tra le Potenze straniere e l’Impero Cinese.
Le Nazioni firmatarie di detto protocollo furono la Germania, l’Austria-Ungheria, il Belgio, la Spagna, gli Stati Uniti d’America, la Francia, l’Inghilterra, l’Italia, il Giappone, l’Olanda e la Russia.

In base all’Articolo VII:
“La Cina consente che il Quartiere occupato dalle Legazioni sia considerato come specialmente riservato alloro uso, e posto sotto la loro polizia; i Cinesi non avranno diritto di risiedervi, e potrà essere messo in istato di difesa. La Cina ha riconosciuto a ciascuna Potenza il diritto di mantenere una guardia permanente nel detto Quartiere, per la difesa della propria Legazione “.

Inoltre l’Articolo IX:
“Il Governo Cinese ha riconosciuto alle Potenze il diritto di occupare alcuni punti, da determinarsi con un accordo fra esse, per mantenere libere le comunicazioni tra la Capitale e il mare. Ipunti occupati dalle Potenze sono: Kuan-tsung, Lan-fang, Yang-tsun, Tientsin, Kiun-lang-ciang, Tangku, Lu-tai, Tangcian, Luanciao, Cian-li, Cin-Kuan-tao, Shanhaikuan “.

In base a tali clausole l’Italia mantenne un Corpo di Occupazione nei Nord Cina fino al 1904, sostituito in seguito da un Distaccamento della R. Marina, quale Guardia della R. Legazione di Pechino, con un contingente di circa 250 marinai.
Questo Distaccamento venne poi ritirato poco prima della nostra entrata in guerra (la 1^ guerra mondiale) e ripristinato, in forma ridotta, alla fine della guerra stessa.
In seguito a dei torpidi verificatisi alla fine del 1924 nella zona di Tientsin, per la difesa della Concessione Italiana, fin dai 4 novembre 1924 fu inviata una compagnia da sbarco dalla R.N. “Libia” al comando del Tenente di Vascello Ruggero Poli.
Nel mese di dicembre 1924 trovavasi a Tientsin anche la R.N. “Sebastiano Caboto” al comando del Capitano di Fregata Angelo Jachino.
Fu in tale occasione che il Comandante Jachino intavolò coi Comandanti dei Corpi di Occupazione esteri trattative intese al riconoscimento del nostro diritto di avere un Corpo di Occupazione nel Nord Cina. Fatta presente l’opportunità di risolvere tale situazione a vantaggio del nostro buon diritto e della nostra dignità di grande Potenza, S.E. il Capo del Governo, Benito Mussolini, immediatamente approvò i negoziati iniziati dal Comandante Jachino e la Costituzione del Battaglione Italiano In Cina con sede a Tientsin, Ottenuta l’approvazione di massima, il Comandante
Jachino riferì al Ministero Marina che il minimo indispensabile, perché il nostro corpo di occupazione potesse partecipare a tutte le misure di polizia internazionale, doveva essere un Battaglione su tre Compagnie con un totale di 300 uomini, 20 mitragliatrici e qualche cannoncino da trincea.
A tale richiesta SE. il Ministro della Marina, Grande Ammiraglio Thaon de Revel, rispose col seguente telegramma:
Nave Italiana Caboto Tientsin

Faccia presente al Ministro Italia Pechino che oltre nostre forze sbarcate con arrivo “San Giorgio” sbarcheranno ancora 110 uomini in pieno assetto da campo con 10 mitragliatrici et due pezzi da sbarco da 76 m/m nonché un aeroplano con nove militari aeronautici.Avrà inoltre disponibile sua compagnia da sbarco. Corpo d’occupazione avrebbe quindi effettivi indicati da V.S. stop. Sentito parere Ministro Pechino telegrafi se tali forze potranno considerarsi sufficienti disimpegnare servizi polizia internazionale.

Revel”

In seguito a risposta affermativa del Ministero Marina alla R.N. “Caboto”, la compagine del “Battaglione Italiano in Cina” veniva ad essere definitivamente fissata.

Compiti del Battaglione

A somiglianza egli analoghi Corpi di occupazione stranieri, il Battaglione Italiano in Cina ha i seguenti compiti:

  1.   il mantenimento delle comunicazioni fra Pechino e il mare;
  2.  la protezione della vita degli italiani e stranieri in tempo di gravi disordini, se il Governo locale non può assicurare questa protezione, a condizione che essi possano venire ai punti di concentramento delle truppe, restarvi e sottomettersi agli ordini del Comandante delle truppe;
  3. la protezione della proprietà dei sudditi stranieri in tempo di gravi disordini, se il Governo locale non può assicurarla;
  4. agire come forza di copertura per lo sbarco di tutti i rinforzi che potessero essere chiamati ad assistere i Corpi di Occupazione nel compimento della loro missione.

Costituzione del Battaglione

Nella Concessione Italiana di Tientsin (2) il mattino del 5 marzo 1925 ebbe luogo la cerimonia ufficiale per la formazione del Battaglione Italiano in Cina. Erano presenti S.E. il Ministro d’Italia a Pechino, Comm. Cerruti, l’Amm. Div. Ugo Conz, Comandante la Divisione Navale Italiana in Estremo Oriente e tutti i Comandanti dei Corpi di occupazione stranieri in Cina (Inglesi, Americani, Francesi, Giapponesi).
Il Comando del Battaglione fu assunto dal C.C. Alberto Da Zara, al quale il 1° aprile venne temporaneamente assegnato il grado di Capitano di Fregata.

Le Compagnie che,formavano il Battaglione erano tre e vennero battezzate con i nomi:

San Marco” quella in grigio verde, proveniente dal Battaglione San Marco di Pola imbarcata il 23 novembre 1924 sulla R.N. San Giorgio ed espressamente dislocata in Cina;
Libia” quella sbarcata dalla R.N. Libia il 4 novembre e trovantesi già a Tientsin;
San Giorgio” quella proveniente dalla R.N. San Giorgio giunta a Shanghai il 16 gennaio 1925.
L’Ammiraglio Comandante la Divisione Italiana in Estremo Oriente, nel consegnare personalmente alle Compagnie i Gagliardetti portanti gli emblemi delle proprie navi e il simbolo della Repubblica Veneta, rivolse a queste le seguenti parole:
“Poco più di tre mesi sono trascorsi dal giorno in cui abbiamo lasciato l’Italia e già si avvera quanto allora ho avuto occasione di dirvi e che oggi desidero ancora una volta di ricordare alle vostre giovani menti.
L‘Italia è in Cina unicamente per compiere opera di progresso e di pace. Con l’esempio, con la disciplina, col dignitoso riserbo che è tradizionale caratteristica del Marinaio italiano, voi saprete mostrare che esiste una forza più forte del cannone, del siluro e délla mina; questa forza è. la civiltà più volte millenaria che onora la nostra stirpe; ma ove le circostanze dovessero richiederlo voi saprete mostrare altresì di essere i legittimi eredi delle virtù militari di Roma.
Alla ambita presenza di S.E. il Ministro d’Italia a Pechino e col fraterno intervento dei compagni d’arme di altre Potenze amiche, si ricostituisce oggi il Battaglione italiano in Cina. Nel raccoglierne le tradizioni gloriose, voi ne raccoglierete in pari tempo tutti gli altri doveri; sappiate essere degni della fiducia che in voi viene riposta, degni del magnifico esempio dei vostri compagni che qui vi hanno preceduto per la gloria d’Italia.
Io oggi vi consegno i Gagliardetti di Compagnia che
valgono a ricordarvi le navi che vi hanno condotto, i compagni ed i voti che vi seguono nel vostro nuovo destino.
Questi Gagliardetti ricordano coi nomi di San Marco e di San Giorgio le vecchie Repubbliche di Venezia e di Genova; mentre il nome di Libia ricorda la recente impresa di Tripoli. Mille anni di storia sono racchiusi in questi colori; i vecchi stendardi che essi rievocano hanno condotto alla pugna migliaia e migliaia di uomini, hanno conosciuto tutti i fremiti di centinaia di battaglie e di vittorie, hanno accolto preghiere e voti e speranze di tutto un popolo, hanno visto eroismi e sacrifici senza nome; mentre il nuovo stendardo della Libia ha visto gli italiani ricalcare in Africa le orme indelebili di Roma. Mille anni di storia, di gloria e di valore sorridono a voi da questi tre piccoli Stendardi; possano essi ricordarvi in ogni istante l’Italia e incitarvi a generose imprese degne delle grandi tradizioni che la vecchia e pur sempre giovane rinnovanti Patria immortale vi affida.
io mi separo da voi per far ritorno al mare, ma il mio pensiero, il mio affetto, il mio più intenso augurio rimangono al vostro fianco.
Siate leali, siate giusti, siate forti, la fortuna vi assisterà.
Con questi sentimenti rivolgo il mio pensiero al Capo Augusto della nostra grande famiglia militare e con tutto lo slancio della nostra indistruttibile fede negli alti destini della Monarchia e della Patria vi invito a rispondere ai grido fatidico che simboleggia la nostra fedeltà: Viva il Re!”


Il Comando della Divisione Navale in Estremo Oriente comunicava l’avvenuta costituzione del Battaglione con:

Ordine del giorno N°27 in data 10 marzo 1925

Con la data del 5 marzo si è costituito a tutti gli effetti militari, civili, legali ed amministrativi il “Battaglione italiano in Cina” con sede a Tientsin e temporaneamente al Comando del Capitano di Corvetta Alberto Da Zara omissis
L ‘Ammiraglio di Divisione
COMANDANTE
Ugo CONZ

Con la R.N. San Giorgio erano partiti dall’Italia un aeroplano e nove militari aeronautici destinati a costituire una Sezione Aeroplani Estremo Oriente al Comando del Tenente di Squadriglia E. Mosconi.
Tale Sezione fu rimpatriata il 18 settembre 1925.
Nel marzo 1925 la Divisione Navale in Estremo Oriente era costituita dalle R.Navi SAN GIORGIO (Nave Ammiraglia), LIBIA, SEBASTIANO CABOTO, ERMANNO CABOTO.

Dopo la solenne cerimonia della costituzione del Battaglione, non essendovi a Tientsin i locali adatti per alloggiare tutto il personale, la gente venne così ripartita:
Compagnia “S. Marco a Tientsin sistemata nei locali della Polizia Italiana; Compagnia “Libia” ,metà a Shan Hai Kuan e metà a Pechino; Compagnia “S. Giorgio” a Pechino nei locali della Guardia della Legazione.
Immediatamente venne iniziata la costruzione della Caserma “Ermanno Carlotto” nella Concessione Italiana, per dare degna e ampia sede al nuovo Battaglione. La Compagnia Libia nel mese di novembre del 1925 venne riunita a Tientsin a causa della grave situazione locale creata dalla guerra civile tra Li-Chin-Lin (fedele a Chang-Tso-Lin) e Feng-Yu-Hsian e in seguito inviata a prestare servizio sui ponti della ferrovia da Tangku a Loutai.
La “Compagnia S. Marco” nello stesso tempo venne destinata alla difesa della Concessione Italiana.
Per l’aggravarsi della situazione, la Compagnia S. Giorgio ricevette l’ordine di lasciare Pechino e raggiungere Tientsin. La Compagnia partì da Pechino il 10 dicembre 1925; ma il treno internazionale che la trasportava a Tientsin si fermò a Lang-Fang a causa della rottura di alcuni ponti avvenuta tra le due linee di belligeranti. Riusciti vani anche i tentativi di trasbordo su un altro treno inviato in soccorso da Tientsin, ed essendo entrambi i treni fatti segno a colpi di cannone, la Compagnia S. Giorgio rientrò a Pechino.
Il 25 dello stesso mese, la Compagnia riuscì finalmente a raggiungere Tientsin, dove cooperò subito con il personale della Compagnia S. Marco alla difesa della Centrale Elettrica, del ponte ex Austriaco e delle stazioni ferroviarie e a fornire le scorte ai treni internazionali.
Il 26 dicembre la Compagnia Libia rientrò a Tientsin. Per la prima volta, dal giorno della sua costituzione, il Battaglione si trovò con tutte le Compagnia riunite.
Le Compagnie Libia e S. Giorgio trovarono alloggio nella nuova caserma quasi del tutto allestita.
Il 22 marzo del 1926, durante la ritirata dell’esercito del Kuominchung, il Battaglione venne di nuovo chiamato, per breve tempo però, a prestare un servizio di difesa analogo al precedente.
Inaugurazione della Caserma “Ermanno Canotto”

La Caserma “Ermanno Carlotto” fu inaugurata nel mese di aprile 1926 dal Ministro d’Italia a Pechino. In tale epoca veniva ad effettuarsi la sostituzione di gran parte del personale giunto dall’Italia a costituire il Battaglione nella sua primitiva formazione, con militari della nuova leva. Al Battaglione, riunito per la solenne cerimonia, S.E. il Ministro rivolse le seguenti parole:

Il Duce volle la creazione di un Battaglione Italiano in Cina per dimostrare che l’Italia intende essere presente in questo Paese ed assumere tra le grandi Potenze il posto che le spetta per essere stato conquistato con tanto sangue versato dai suoi figli. E volle che avesse degna sede in questa Concessione creata dal tenace lavoro degli italiani. Alla Caserma oggi compiuta è stato dato il nome di “Ermanno Canotto”, il prode Guardiamarina caduto in Cina per l’onore della nostra Bandiera, affinché quanti l’abiteranno si inspirino al suo esempio e compiano interamente il loro dovere verso la Patria.
Fu deciso di inaugurare solennemente la Caserma innanzi che voi, suoi primi abitatori, salpaste per far ritorno alle vostre case. E’ giusto che sia fatto così perché voi lo avete meritato avendo interamente corrisposto alle aspettative.
Siete stati disciplinati, cortesi, pazienti e attivi, confermando la fama di gentilezza che è uno dei vanti maggiori della nostra gente.
Quando giungeste a Tientsin vi dissi quali sarebbero stati i vostri compiti. Voi li avete assolti al di là delle possibili previsioni, avete difeso la Concessione Italiana dalle scorribande di soldatesche sbandate, avete contribuito al mantenimento dell’ordine pubblico anche fuori dei suoi limiti, bene meritando cose non soltanto dai connazionali, ma di tutti gli stranieri e della pacifica e laboriosa popolazione cinese sì travagliata dalle guerra civili a cui va tutta la nostra simpatia.
State ora per ritornare in Italia. Dovete essere lieti di rivedere la Patria ed orgogliosi di pensare che essa cammina con fermi passi verso i suoi alti destini. Dovete essere soddisfatti di averla servita con fedeltà ed onore.
Il vostro compito non è però finito, perché la nuova disciplina che governa l’Italia richiede agli Italiani la dedizione completa per tutta la vita. Ognuno di noi deve lavorare con entusiasmo e tenacia pensando che la sua attività in qualsiasi campo ridonda in definitiva a beneficio della Patria. Siate quindi operosi, siate saggi, siate memori essendone stati testimoni oculari dei mali che affliggono i popoli che non sentono Amor di Patria.
Con questo voto io vi auguro prospero il viaggio di ritorno. Altri prenderanno il vostro posto e saranno degni delle alte tradizioni della Marina Italiana in Cina.
Compite ora il rito con cui termina ogni cerimonia della Patria: Presentate le armi, mentre tutti gli Italiani qui presenti rivolgono il pensiero alla Augusta Maestà del Re, al Sovrano che impersona le virtù della nostra gente e della gloriosa sua Casa, a chi fu Re sul mare, fu Re Soldato ed è Re vittorioso. Nel suo nome Augusto dichiaro inaugurata la Caserma “Ermanno Carlotto “.

Alle parole pronunciate da SE. il Ministro Cerruti rispose il Comandante del Battaglione, Capitano di Corvetta G. Mengoni:

Signor Ministro, la sua autorevole partecipazione a questo rito di armi, le benevoli parole che ci ha fatto l’onore di rivolgere, il grazioso intervento della Sua gentile Signora, la fraterna presenza dei Comandanti le Forze delle Nazioni alleate ed amiche, il cordiale consenso dei residenti connazionali aggiungono motivo di fierezza al nostro animo commosso e tutti Ufficiali e Marinai, in un solo slancio ne rendiamo sincere grazie.
Io mi sento orgoglioso di riaffermare alla presenza del Ministro d’Italia la nostra assoluta unità nell’indefettibile preparazione ai compiti che la Patria ha creduto di affidarci.
Il nome del giovane Eroe che ingigantisce con il ricordo del suo sacrificio le dure linee di questa nostra casa ricorderà sempre ai veterani e alle giovani reclute che dovunque è Italia, ivi è lotta, difesa e morte e gloria per il diritto delle genti. Oggi, mentre in Patria fremono tutte le penne della vittoria risvegliata per i monti e sul mare, noi che in pensoso raccoglimento scorremmo le solitudini tempestose di tutti i mari e su ogni costa portammo nelle divise consacrate dai morti l’eterna giovinezza della nostra gente e più alto l’onore della Patria, noi militi delle vittorie di ieri e di domani rinnoviamo con il cuore alla nostra terra lontana il giuramento di fedeltà e di amore all’Italia e alla Maestà del Re.

Il giorno 5 maggio 1926 tutti i congedanti lasciarono il Battaglione partendo da Tientsin diretti a Shanghai con la R.N. “Caboto”.
Il 6 maggio giunsero dall’Italia i militari della classe 1906 portati dal piroscafo noleggiato “Africa”. I nuovi arrivati indossarono la tenuta grigio-verde fino allora portata soltanto dagli appartenenti alla Compagnia “S. Marco”.
Ai primi del 1927, a causa della difficile situazione verificatasi a Shanghai nelle cui vicinanze infuriava la lotta tra “Sudisti” e “Nordisti” che sembrava volesse tutto sommergere e bandire una crociata per cacciare gli stranieri dalla Cina, la R.Nave Libia sbarcò la sua Compagnia da sbarco che, insieme agli altri contingenti internazionali, concorse validamente alle operazioni per la difesa del “Settlement” di Shanghai.
In considerazione però che la grave situazione potesse prolungarsi per un tempo indeterminato e per l’opportunità di rinforzare i nostri contingenti in E.O. ed allo scopo di permettere alla R. Nave Libia di ricuperare al più presto tutto il suo equipaggio e conseguentemente la completa sua capacità bellica, il Governo di S.M. decise l’immediato invio, a mezzo della R. Nave A.Volta, di una Compagnia del Battaglione S. Marco di Pola. Detta Compagnia prese il nome di “Alessandro Volta”. Essendo essa completamente nuova dell’ambiente cinese, l’Ammiraglio Miraglia, Comandante Superiore Navale in E.O., decise di mandarla a Tientsin ad amalgamarsi con le altre Compagnie del Battaglione e dispose per l’immediato invio a Shanghai della Compagnia Libia che sostituì le forze da sbarco della omonima Nave e prese ufficialmente il nome di “Distaccamento San Marco”.
Il 6 novembre il Com.te del Btg. L. Gasparri in occasione dell’anniversario della Vittoria consegnò il gagliardetto alla Compagnia A. Volta e i nuovo gagliardetti alle Compagnie S. Marco e S. Giorgio nonché le drappelle per le trombe.
Il 18 Aprile 1928 il Battaglione ricevette una visita, non ufficiale, del giovane ex Imperatore della Cina, Pu I, che viveva a Tientsin. Per l’occasione tutto il Battaglione sfilò in parata.
Il 22 aprile, celebrazione del Natale di Roma e della Festa del Lavoro, davanti a tutta la colonia e alle autorità riunite per la cerimonia nella Caserma: le Compagnie eseguirono una esibizione ginnica e cantarono l’inno del Lavoro, di recente pubblicato in Italia.
Il 26 aprile, l’Ammiraglio Miraglia, Comandante Superiore Navale in E.O. passò la rivista e l’ispezione al Battaglione. Intanto la lotta fra Nordisti e Sudisti, che nel marzo 1927 aveva avuto per teatro Shanghai e le sue vicinanze, si spostò verso il nord con l’avanzata delle vittoriose truppe “Sudiste”. Nel maggio 1928 il teatro della guerra raggiunse la zona Pechino – Tientsin. La situazione divenne grave.
Il 3 giugno il Battaglione andò in linea, mettendo in istato di difesa la nostra Concessione e occupando tutta l’ex Concessione Austriaca, provvedendo all’invio di un Distaccamento che cooperò con reparti internazionali alla difesa della Centrale Elettrica. In seguito furono inviati reparti alla Stazione Ferroviaria Centrale, ma data la sua posizione troppo esposta, dopo qualche giorno venne evacuata.
Nello stesso tempo una Compagnia (la terza) si teneva pronta a partire per Tangku per assicurare le comunicazioni ferroviarie nel tratto affidato alle forze italiane. La situazione precipitò: il Generale Chan-Tso-lin, Capo delle truppe Nordiste, lasciò Pechino il 3 giugno e il giorno seguente una bomba, posta sotto un ponte ferroviari nei pressi della stazione di Mukden, venne fatta esplodere al passaggio del treno. Nel tragico incidente il Generale rimase gravemente ferito e dopo qualche giorno morì. La difficile situazione consigliò di abbandonare il programma, massimo, di assicurare il traffico ferroviario Pechino-Shanhaikuan e si stabilì di garantire solo le comunicazioni tra Tientsin e il mare. Data la situazione e la presenza di unità della Marina da guerra, non si inviò alcuna Compagnia fuori di Tientsin.
Le truppe “Nordiste” erano in completa rotta, quelle “Sudiste” avanzarono celermente; si temettero saccheggi, rapine e la violazione delle Concessioni.
Il 12 giugno 1928 la bandiera Sudista venne alzata a Tientsin; dopo tale avvenimento la situazione si calmò rapidamente e il 19 giugno le nostre truppe vennero ritirate dalle linee, salutate al loro passaggio dai notabili, dalla Polizia e da tutta la popolazione cinese della Seconda Area Speciale che, protetta dalla presenza dei Marinai italiani, poté continuare anche se in difficili contingenze, il suo pacifico lavoro, senza essere esposta a saccheggi, incendi e assassinii.
Nell’agosto ‘28 la guerra civile tra Nordisti e Sudisti minacciò di riaccendersi nella zona di Shanhaikuan. La Compagnia “Volta” che si trovava nel Forte della città per svolgere il suo programma estivo e di sport dovette assumere un completo assetto di difesa. Data la situazione calma a Shanghai, l’Ammiraglio Miraglia ordinò il ritiro del Distaccamento San Marco che il 1° settembre ritornò a Tientsin come Compagnia Libia.
Verso la fine di settembre, dopo quasi quattro anni di vita attiva e ricca di interessanti contingenze, per riportare il Battaglione al suo organico di tre Compagnie, la “Libia” venne disciolta ed i suoi elementi passarono a far parte delle altre Compagnie. Dopo pochi mesi la forza del Battaglione venne ridotta e le tre Compagnie furono portate su un organico di tre Plotoni.
Gli anni 1929, 1930 e parte del 1931 passarono senza alcun avvenimento degno di rilievo; solo la sera dell’8 novembre 1931, a causa di torbidi scoppiati ai confini con la Concessine Giapponese il Battaglione assunse lo “stato di difesa”. Le tre Compagnie, a turno, si susseguirono nel servizio di difesa di linea. Tale situazione terminò il 30 dello stesso mese in seguito agli accordi intervenuti tra le autorità cinesi e giapponesi.
Il 20 gennaio 1932 S.E. il Ministro d’Italia in Cina, Conte Galeazzo Ciano, passò in rivista il Battaglione schierato in assetto di guerra in Piazza Regina Elena.
Alla fine di marzo arrivarono dall’Italia quattro autoblindo “Lancia”, con le quali fu costituita una apposita Sezione assegnata al Battaglione.

Il 21 Aprile, Natale di Roma, la Caserma fu visitata dalla Contessa EDI Ciano Mussolini che assisté anche ad un saggio ginnico e alla cerimonia della distribuzione delle tessere ai componenti del Fascio locale.

Il 4 febbraio 1933 arrivò il contingente della soppressa Compagnia San Marco, che era giunta a Shanghai con la R. N. Trento fin dal febbraio 1932 in seguito ai gravi avvenimenti verificatisi per il conflitto cino-giapponese.

Dal Battaglione dipende anche la “Tappa” Italiana di Tangku, il cui personale di presidio è colà periodicamente inviato dalle Compagnie.

La vita normale del Battaglione Italiano in Cina è improntata ad un continuo e severo addestramento militare e morale. Durante i mesi estivi le Compagnie a turno vengono inviate al Forte di Shanhaikuan per completare le istruzioni di tiro e di carattere tattico. Grande impulso è dato allo sport, tanto che in ogni manifestazione sportiva internazionale le nostre squadre riescono sempre tra le meglio classificate.

Le ricorrenze nazionali vengono celebrate dal Battaglione in forma solenne, con l’intervento della nostra colonia e dei rappresentanti dei Corpi di occupazione esteri. I componenti del Battaglione, assieme ai residenti italiani, in ogni momento e in ogni contingenza mantengono in questa terra d’oriente sempre alto prestigio e viva la fede per la grande Patria lontana.

Comandanti del Battaglione Italiano in Cina

5.3. 1925 27.9.1925 C.C. A. Da Zara (1)
28.9.1925 12.5.1927 C.C. G. Mengoni (1.
13.5.1927 12.5.1928 C.C. L. Gasparri (1)
13.5.1928 15.9.1930 C.F. G. Balsamo
16 9.1930 28.8.1931 C.F. G. Bestagno
29.8.1931 20.4.1933 C.F. F. Martinengo
21.4. 1931 C.F. G. Galati

(1) Durante il periodo di comando fu temporaneamente assegnato il grado di Capitano di Fregata.

(1) – Ndr: La rivolta dei BOXER: Società politica segreta cinese che, nel 1899 1900, provocò una sollevazione xenofoba di tale gravità e durata che le Potenze europee decisero di intervenire con una spedizione collettiva al comando del Maresciallo Tedesco Waldersee. Le forze internazionali occuparono Tientsin e Pechino e imposero riparazioni al Governo cinese tra cui il diritto dite- nere loro guarnigioni nel territorio cinese.

(2) Concessione Interministeriale: sostituzione, su di un tratto di territorio, dell’autorità di uno stato straniero a quella dello Stato locale. Lo Stato concedente conserva la sovranità sul territorio in concessione ma rinuncia all’esercizio del suo potere di Governo.

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