La rivolta dei Boxer

 

<< I hoch’uan >>, in italiano, con buona approssimazione significa, << il pugno della giusta armonia>>, ma potrebbe essere interpretato anche come << i pugni patriottici >>, questo il nome di una delle innumerevoli sette cinesi del secolo scorso formatosi raccogliendo, accesi nazionalisti, animati da esasperati sentimenti xenofobi che volevano liberare, per sempre, il Celeste Impero dalla presenza degli stranieri. Tale setta fu denominata << BOXER>>, ed è con questo nome, che oramai è nota nel mondo quella cruentissima rivolta che vide sconvolte le città di Tien Tsin e Pechino all’inizio di questo secolo.

Gli europei a Pechino erano i diplomatici e le relative famiglie che componevano le legazioni accreditate, oltre ai militari destinati alla difesa delle legazioni e ad uno scarso gruppo di religiosi delle diverse confessioni, cui facevano capo le varie missioni. L’altro gruppo, più numeroso, risiedeva in Tien Tsin ed era composto dal personale delle Concessioni commerciali e dagli equipaggi delle navi militari stazionarie nel porto.

L’azione iniziale, probabilmente spontanea e alimentata solo dall’odio e dal desiderio di vendetta verso gli stranieri, che avevano calpestato senza ritegno le tradizioni e la dignità del paese, venne, ad un determinato momento, abilmente pilotata dalla corte imperiale, nella persona dell’Imperatrice Tsu Hsi. L’Imperatrice, vide nella sollevazione dei Boxers, la possibilità di riconquistare l’isolamento dal mondo moderno, che per secoli aveva consentito alla corte la gestione di un potere assoluto e indiscutibile nel più rigoroso rispetto delle tradizioni della dinastia Manciù, cui ella apparteneva. Con l’esplosione dell’ondata xenofoba, inizialmente nelle campagne che circondavano le grandi città, gli europei di Tien Tsin e di Pechino cominciarono ad avvertire in maniera sempre più consistente il pericolo incombente.

A Pechino i militari non raggiungevano le 400 unità, di questi 25 erano Marinai italiani del << Marco Polo>> al comando del T.V. Paolini. Oltre agli Italiani erano presenti i rappresentanti di gran Bretagna, Francia, Austria, Russia, Spagna, Stati Uniti, Belgio, Olanda, Giappone e Germania. Il culmine della rivolta fu in giugno, quando i Boxer distrussero la linea ferroviaria che collegava Pechino a Pao Ting-Fu, dilagando poi nei dintorni di Pechino attaccando le missioni cattoliche e protestanti, massacrando i missionari ed i cinesi convertiti. In rapida successione i rivoltosi completarono l’isolamento di Pechino interrompendo anche la ferrovia che collegava la capitale con Tien Tsin. I diplomatici delle legazioni erano così completamente isolati dalle concessioni ed in totale balia dei rivoltosi. Con la piena collaborazione delle truppe Imperiali, rivoltosi dilagarono in Pechino e strinsero d’assedio il Quartiere delle legazioni, era il 20 giugno 1900. La resistenza fu organizzata nella sede della legazione Britannica. Il comando della difesa fu preso dall’Austriaco Thoman l’ufficiale più anziano fra quelli presenti. Nonostante la politica temporatrice e di connivenza della Corte Imperiale con i Boxer, gli assalti dei rivoltosi erano regolarmente respinti. La situazione andava peggiorando giorno per giorno, il numero dei morti e dei feriti saliva e non si vedeva la possibilità di ricevere aiuti, infatti, la rivolta era scoppiata anche a Tien Tsin. Il 24 giugno 1900 gli equipaggi delle navi da guerra erano riusciti a domare completamente la rivolta in questa città. Poi più tardi, finalmente, partì da Tien Tsin un Corpo di Spedizione guidato dal generale inglese, forte di oltre 17.000 uomini fra cui anche marinai delle compagnie da sbarco italiane. L’entusiasmo per l’avvenuta liberazione di Tien Tsin fu turbata dalla morte, avvenuta il 27 giugno, del S.T.V.

Ermanno Carlotto a seguito delle ferite riportate durante i cruenti scontri. Alla sua memoria fu decretata la Medaglia d’Oro al V.M.

Il 14 agosto 1900 il Corpo di spedizione, combattendo accanitamente entrava in  Pechino e liberava dall’assedio il personale delle Legazioni. Alla liberazione della città` era presente il T.V. Siriani con il contingente Italiano. Sulle barricate poste a difesa del quartiere delle Legazioni a Pechino, di cui quell’italiana costituiva l’angolo di sud est, si ebbe uno stillicidio di perdite. Il 24 giugno mori` il primo marinaio italiano, Leonardo Mazza, al quale seguirà` a stessa sorte altri 64 uomini del contingente internazionale e oltre 165 feriti. La storia non poteva certo concludersi così, l’ambiguo atteggiamento del Governo Imperiale Cinese andava punito in materia esemplare. Le Grandi Potenze stabilirono di costituire un corpo di spedizione da inviare in Cina, anche l’Italia aderì inviando un contingente di oltre 2.000 uomini. Il 1^ settembre 1900 fu costituito a Pechino il Battaglione Marinai, forte di 26 ufficiali, 552 marinai, 1 cannone, 2 mitragliatrici e 10 muli.

Alla data dell’8 settembre il contingente internazionale raggiunse una forza di circa 70,000 uomini. Il 7 novembre 1900 cessavano ufficialmente le ostilità`, ma i contingenti militari internazionali restavano sul posto a sostegno della ripresa attività` diplomatica. Il 7 giugno 1902, la zona di Tien Tsin occupata e presidiata dai reparti italiani fu trasformata in quella Concessione a lungo reclamata dal governo italiano prima della rivolta dei Boxer.E` indubbio che tale risultato fu anche dovuto al coraggio e all’abnegazione di quei marinai delle Compagnie da Sbarco, che cosi` valorosamente si erano comportate.

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