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I maro’ restano in Italia

Terzi: i maro’ non torneranno in India
New Delhi convoca l’ambasciatore italiano

Il premier Singh: chiederemo il rientro dei due fucilieri

Latorre e Girone accolti da Monti (Ansa)

I marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non torneranno in India. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri in una nota. «L’Italia ha informato il Governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati – si legge nel comunicato – i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso».
L’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Daniele Mancini, è stato convocato martedì mattina al ministero degli Esteri indiano per fornire spiegazioni.

E il premier Manmohan Singh ha annunciato che New Delhi chiederà a Roma di far rientrare in India i due marò.

«DEVONO ESSERE PROCESSATI IN INDIA» – «I due marò italiani devono essere processati in India secondo le leggi indiane», ha detto una fonte diplomatica indiana all’Onu. «Ogni commento specifico è prematuro, ma è chiaro che i due dovranno affrontare il processo in India», ha spiegato. Soddisfazione per la decisione del ministero degli Esteri italiano arriva invece dai familiari dei marò.

«FELICI DI TORNARE AL NOSTRO LAVORO» – «Adesso siamo finalmente felici», ha detto Massimiliano Latorre che ha aggiunto: «Consapevoli dell’impegno profuso dallo Stato siamo felici di tornare a fare il nostro mestiere». «Siamo attoniti, non possiamo che esultare. Grazie Italia», ha commentato Franca Latorre, sorella di Massimiliano. «Lo apprendo adesso, non lo sapevo: devo fare le mie verifiche», ha invece commentato la moglie Salvatore Girone, Vania.

LE ACCUSE – Latorre e Girone erano rientrati in Italia il 23 febbraio scorso per poter votare alle elezioni. Come era accaduto al termine della prima «licenza» che l’India aveva concesso ai fucilieri (due settimane a Natale), i marò sarebbero dovuti tornare in India in questi giorni. Ma il ministero degli Esteri ha deciso diversamente. «L’Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle Autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull’India in virtù del diritto consuetudinario e pattizio – spiega la Farnesina in una nota – in particolare il principio dell’immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero e le regole della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982».
I due fucilieri italiani sono sotto accusa per la morte di due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, uccisi sulla loro barca al largo delle coste del Kerala.
Secondo la ricostruzione a sparare ai due uomini sono stati Latorre e Girone che erano in servizio anti-pirateria sulla petroliera Enrica Lexie. I due marò sostengono di aver sparato in aria come avvertimento. Inoltre, il fatto sarebbe avvenuto in acque internazionali a sud dell’India.
A Radio Capital, inoltre, Carlo Noviello, comandante in seconda dell’Enrica Lexie, racconta che «Girone e Latorre hanno sparato, ma in acqua» e che i pescatori sono stati probabilmente uccisi dagli indiani in uno scontro a fuoco con la guardia costiera locale.

LA CONTROVERSIA – La questione della giurisdizione e dell’immunità dei due marò è centrale nella controversia. Il 18 gennaio scorso la Corte Suprema indiana ha stabilito la costituzione di un tribunale speciale chiamato ad esaminare la questione della competenza giurisdizionale (indiana o italiana) sull’incidente. . «All’indomani della sentenza del 18 gennaio 2013 della Corte Suprema indiana – spiega la nota della Farnesina – l’Italia ha proposto formalmente al Governo di New Delhi l’avvio di un dialogo bilaterale per la ricerca di una soluzione diplomatica del caso, come suggerito dalla stessa Corte, là dove richiamava l’ipotesi di una cooperazione tra Stati nella lotta alla pirateria, secondo quanto prevede la citata Convenzione UNCLOS. Alla luce della mancata risposta dell’India alla richiesta italiana di attivare tali forme di cooperazione, il Governo italiano ritiene che sussista una controversia con l’India avente ad oggetto le regole contenute nella predetta Convenzione e i principi generali di diritto internazionale applicabili alla vicenda».

L’ARBITRATO INTERNAZIONALE – Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ha spiegato che la decisione di non far rientrare i marò in India «è stata presa in coordinamento stretto con il presidente del Consiglio Mario Monti e d’accordo tutti i ministri coinvolti nella vicenda», cioè Esteri, Difesa e Giustizia. Secondo il governo italiano, ha spiegato De Mistura, a questo punto la «divergenza di opinioni» tra l’Italia e l’India sulle questioni della giurisdizione e dell’immunità «richiede un arbitrato internazionale» o «una sentenza di una corte internazionale». «Le nostre priorità – ha spiegato ancora il sottosegretario – sono da un lato l’incolumità e il ritorno in patria dei nostri marò e dall’altro mantenere un ottimo rapporto di lavoro e di collaborazione con le autorità indiane. L’India – ha aggiunto – è un grande Paese con il quale abbiamo tutta intenzione di avere un ottimo rapporto. E questo – ha concluso – è un motivo in più per lasciare le divergenze nelle mani del diritto internazionale, magari con una sentenza di una corte internazionale».

Articolo tratto da www.corriere.it

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