Missione Leonte

Libano: il contingente di Marina ed Esercito sbarcherà a Tiro sabato mattina per l’operazione Leonte

Lo sbarco del contingente italiano è stato schedulato per la mattinata di sabato prossimo sulle coste di Tiro; questo concorderebbe con la notizia, appresa ieri a bordo del Garibaldi, che la Joint Amphibious Task Force italiana, agli ordini dell’ammiraglio di divisione Giuseppe De Giorgi, dovrebbe giungere nelle acque libanesi nella giornata di venerdì.
A Tiro sono probabilmente già al lavoro sul terreno, oltre alle cellule del Sismi per “prendere contatti” in città, le squadre di Recon e di SDO del Reggimento San Marco e del Reggimento Serenissima, personale specializzato nella ricognizione del sito prescelto per lo sbarco.
Queste unità sono “rinforzate” da uomini del Gruppo Operativo Incursori del Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei” della Marina Militare, più noto come COMSUBIN, le “forze speciali” della Forza Armata.
Scopo principale della loro attività consiste nel “bonificare” e preparare il sito nel quale avverrà lo sbarco e l’area in cui saranno fatte confluire le forze per il loro successivo “assemblaggio”.
Nella Forza da Sbarco della Marina gli uomini con questa professionalità sono inquadrati nella Compagnia Operazioni Speciali del Reggimento San Marco, che comprende il personale Recon (ricognitori) e SDO (Sommozzatori Demolitori Ostacoli).

Si tratta di due “mestieri” molto diversi, anche se quasi tutto il personale della COS ha entrambe le abilitazioni.
Più “tradizionale” l’attività dei recon, mutuata dalle special forces operation, che si infiltrano in territorio ostile per assicurare il supporto tattico “intelligence” prima dello sbarco; le informazioni così acquisite vengono inviate alle navi con radio satellitari in grado di comunicare in fonia e scambiare dati.

Più particolare il lavoro degli SDO, in passato noti come DOA (Demolitori Ostacoli Antisbarco), che devono bonificare da qualsiasi minaccia il tratto di mare e di spiaggia in cui avverrà lo sbarco.
Anche se sabato prossimo non dovrebbe essercene bisogno, gli SDO dispongono di particolari equipaggiamenti, come sonar portatili, che consentono di rilevare l’eventuale presenza di ordigni senza esporsi alla loro minaccia.
Questi uomini con le loro ricognizioni verificheranno in Libano anche lo stato delle strade e dei ponti che dovranno essere utilizzate successivamente per lo spiegamento sul terreno del dispositivo, riportando queste notizie sulle mappe digitali che utilizzerà il nostro personale. Questa attività è fondamentale per operare in una zona che, come Tiro, recentemente è stata sottoposta a massicci bombardamenti.
Ricordiamo che la Forza da Sbarco della Marina Militare ha sviluppato un’autonoma capacità in questo settore, in quanto è in grado di realizzare una cartografia georeferenziata, in particolare grazie al C2PC (Command and Control Personal Computer): sviluppato dalla Northrop Grumman americana, è il software per la pianificazione e la gestione delle operazioni anfibie adottato dall’US Marine Corps.
Il C2PC opera in ambiente Windows, e quindi può essere installato su personal computer COTS con microprocessori Pentium Intel o compatibili, ovviamente ruggedized alle condizioni particolarmente severe che caratterizzano l’ambiente anfibio. Più terminali sono disponibili nei posti di comando contenuti in strutture modulari gonfiabili, e persino sui veicoli anfibi AAV A7 (in basso) in configurazione “comando”.
Il “core” del C2PC consiste nella possibilità di visualizzare la “picture awareness”, ovvero di riportare su una cartografia digitale la situazione tattica delle forze amiche e, per quanto possibile, di quelle nemiche.
Il C2PC è un sistema derivato GIS (Geographic Information System) che lavora su una cartografia digitale “georeferenziata” alla quale sono stati associati numerosi layers, il tutto nel rispetto degli standard dell’americana NGA (National Geointelligence Agency).

Il sistema consente di caricare, dopo averla digitalizzata, la mappa della zona in cui si dovrà operare e, mediante un software particolare, georeferenziarla associando alla stessa la mole impressionante di informazioni dei layers.
In questo processo si devono necessariamente utilizzare immagini acquisite da satellite o mediante aerofotografia; al di là che in molti casi le carte disponibili sono in una scala troppo elevata per l’impiego tattico, queste non sono mai aggiornate alla situazione reale: le immagini satellitari o fotografiche, invece, contengono un dettaglio più elevato e, inoltre, sono aggiornatissime, indicando, per esempio, se un ponte sul fiume è integro o è stato distrutto, informazioni indispensabili per l’impiego militare.
Nei casi più estremi non esiste alcuna cartografia della zona: in questo caso bisognerà partire praticamente da zero utilizzando le immagini satellitari e quelle aeree.
L’aver associato alla cartografia una serie di layers consente all’operatore di poter selezionare la visualizzazione in modo che determinati elementi (strade ferrate, alture, strade praticabili da mezzi ruotati, corsi d’acqua, centri abitati,etc.) vengano evidenziati sulla cartografia presentata dal terminale.
Una delle informazioni disponibili è il cosiddetto “parametro di quota”, laddove muovendo il cursore sulla cartografia di ogni punto è possibile visualizzare la latitudine, la longitudine e il parametro “Z”, ovvero l’altezza.
La disponibilità di una cartografia georeferenziata trasforma il C2PC da un semplice sistema di rappresentazione del campo di battaglia, in un potente sistema di supporto al comando.
È possibile, per esempio, disporre su un punto della cartografia un apparato radar con determinate caratteristiche, e il sistema C2PC ne rappresenterà la portata utile segnalando eventuali “coni d’ombra” generati da alture.
Allo stesso modo è possibile verificare se due o più elementi della forza in campo – carri comando e plotoni per esempio – possono, in relazione agli apparati in dotazione, alle frequenze utilizzate e all’orografia della zona, comunicare tra loro.
Sono infinite le facilities che un sistema con queste potenzialità mette a disposizione dello staff del Comandante della Joint Landing Force italiana, il contrammiraglio Claudio Confessore, non solo per la pianificazione e la direzione delle operazioni, ma anche per organizzare i flussi della cosiddetta logistica di aderenza, il cosiddetto “combat service support”.
Utilizzando la simbologia prevista dagli MIL STD NATO, in seguito sulle stesse carte potrà essere riportata la posizione in teatro delle forze amiche e, sulla base delle notizie intelligence, anche di quelle nemiche.

Scritto da M. Amatimaggio

Devi aver eseguito log in per inviare un commento.