I Leoni d'Iraq

Nassiriya: italiani sotto assedio perduto l’ultimo avamposto

Ora gli attacchi dei miliziani lambiscono anche la base di White Horse, il quartier generale italiano ai margini del deserto. I nostri soldati hanno dovuto abbandonare l’avamposto di Libeccio, il museo cittadino rioccupato venerdì per tenere aperto il sottile corridoio stradale che consente di arrivare alla sede del governatorato sotto assedio da due giorni. La situazione militare sta precipitando. Sono le 22, ora locale, quando sedici blindati di carabinieri e soldati portoghesi, partiti da Camp Mittica, vicino all’aeroporto di Tallil, che hanno evacuato l’avamposto di Libeccio, finiscono sotto il fuoco dell’esercito del Madhi ad appena quattro chilometri da White Horse.

Dalla base italiana si vedono i lampi dei traccianti e dei razzi. Poco dopo le Centauro rientrano malconce nel compound, portano indietro tre soldati, sfiorati dalle schegge, che fanno salire il numero dei feriti italiani a sedici. Tra di loro c’è Matteo Vanzan, 23 anni, lagunare del Reggimento Serenissima: ha l’arteria femorale tranciata da una scheggia di mortaio. Viene portato all’ospedale di Tallil in condizioni gravissime. Mentre scriviamo, lo stanno operando.

L’esercito del Madhi, guidato dallo sceicco Aws Al Kafaji è scatenato: ha praticamente in mano la città e l’intera provincia, spara da ogni casa, si muove indisturbato da un quartiere all’altro tendendo imboscate, erigendo barricate, bombardando le pattuglie italiane con mortai pesanti. Alla Cpa hanno passato un’altra notte di passione. Lanci di Rpg e di mortai con il tiro dei miliziani che si fa sempre più preciso. I fucilieri del San Marco si alternano alle mitragliatrici sul tetto mentre ogni finestra è trasformata in feritoia. Non c’è luce, il generatore smette di funzionare e manca anche l’acqua. I colpi di mortai sono sempre più pericolosi: uno sfonda il prefabbricato vicino alla mensa, a solo un metro dagli uffici. Al mattino, contrariamente al giorno prima, è ancora peggio. Sono le 6 quando contro gli uffici di Barbara Contini si scatena una pioggia di razzi e bombe. I difensori rispondono colpo su colpo ma la nebbia sabbiosa dell’alba fa temere che i miliziani cerchino di irrompere all’interno. È sul terrazzo che ci saranno i primi due feriti della giornata, due marò investiti da un Rpg: uno ha il braccio straziato, l’altro è investito dalla vampata.

Il governatore Contini insiste per andare in quell’inferno: “È quello il mio posto” ripete al comando della Brigata dopo essere precipitosamente rientrata da Bassora. E’ una colonna di blindati dei carabinieri a portarla nel fortino assediato sotto una pioggia di fuoco. I miliziani sparano dall’ospedale che è in posizione sopraelevata rispetto alla Cpa e i soldati italiani non possono replicare per non correre il rischio di colpire i pazienti, devono abbassare la testa e subire. Due dei carabinieri che hanno scortato il governatore si beccano le schegge di un Rpg e finiscono con i due marò all’ospedale. Nel frattempo una bomba di mortaio finisce tra i banchi del mercato nel centro della città: le televisioni arabe l’attribuiscono ai soldati italiani ma il generale Chiarini è lapidario: “Non abbiamo usato mortai”.

Anche Libeccio, l’avamposto dei Lagunari della Serenissima sul ponte Alfa, proprio di fronte ad Animal House, la palazzina distrutta dall’autobomba del 12 novembre, è sotto attacco. La colonna di corazzati lascia la Cpa portando via il dottor Roberto Pedrale, rimasto fino a ieri per occuparsi delle condizioni dei difensori, e i ragazzi della pattuglia Scorpione che hanno combattuto sul tetto da venerdì pomeriggio. Deve fermarsi per tre ore sotto il fuoco dei miliziani. E’ il tempo necessario ai corazzati per rastrellare la zona, cercare di abbattere ciò che resta di Animal House e soprattutto sgombrare con una ruspa blindata le barricate erette con pietre, motori, rottami sul percorso che porta alla Cpa.

Per strada non c’è nessuno anche se gli informatori dicono al comando della Brigata che gruppi di cittadini sparano contro i miliziani. “C’è stata una strana sparatoria tra iracheni all’ospedale” sottolineano al comando dell’Ariete. La polizia locale però non si muove. Meglio gli agenti dell’Iraqi Civil Defence Corps che cercano di aiutare gli italiani ma non hanno altro che kalashnikov e possono fare ben poco. Sono loro che perdono la nuova prigione: aprono le porte a due auto della polizia per scoprire poco dopo che si tratta di miliziani travestiti e finiscono loro in cella. Li salva il loro capo, il colonnello Hamar, un omone che indossa la divisa solo nelle basi italiane. In città gira con la tradizionale veste musulmana. Quando sa dell’occupazione della prigione si infila su un taxi, si presenta al carcere e spiega ai miliziani: “Questa è la nostra prigione, non è degli italiani, ci devono finire i detenuti che sono nelle orribili celle della Iraqi Police. Liberate i miei uomini e andatevene”. Incredibilmente i miliziani obbediscono.

Nel frattempo però a Libeccio, sempre più sotto pressione per i razzi che arrivano da Animal House, tre lagunari sono feriti. “Per fortuna solo superficialmente” specifica la centrale operativa della Brigata. Mentre tutti sparano un uomo si appoggia alla porta della sua casa, sulla strada per la base italiana, con le mani alzate: pensa che quel gesto salvi la sua famiglia e resiste impavido tra i fischi delle pallottole. Nel tardo pomeriggio però a Libeccio la situazione è ormai insostenibile: un colpo di mortaio arriva più vicino e altri tre lagunari sono investiti dalle schegge. Vanzan è gravissimo, lo portano in ospedale mentre si organizza la colonna di carabinieri paracadutisti che deve evacuare l’avamposto. Ma gli attacchi dei miliziani del Madhi sono sempre più violenti. I nostri soldati hanno i volti sempre più tesi. Non comprendono perché gli alti comandi nascondano la realtà della situazione e si ostinino a parlare di scontri sporadici.

Alla Cpa c’è un gruppo di soldati che resiste mentre un’intera brigata centellina i soccorsi per rispettare le regole d’ingaggio della missione di peace keeping. E’ di nuovo notte, sul tetto dell’edificio i fucilieri del San Marco si alternano alle mitragliatrici sotto un fuoco di fila di mortai e razzi.

Inviato da Meo Ponte

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