La Forza di Proiezione dal Mare

La proiezione dal mare di forze e di capacità è diventata una funzione indispensabile per le moderne operazioni militari, siano esse condotte in un contesto conflittuale o nell’ambito più “pacifico” dell’assistenza umanitaria alle popolazioni civili colpite da calamità naturali.

Gli eventi degli ultimi anni, occorsi in varie regioni del pianeta, hanno inoltre sottolineato la rilevanza della proiezione in uno scenario caratterizzato da una dimensione marittima, soprattutto in quelle situazioni dove l’accesso alla zona delle operazioni è reso difficile dalle condizioni geografiche e politiche. Questo è stato dimostrato in diverse occasioni, come per esempio le attività svolte nel corso delle operazioni NATO Unified Protector in Libia: in quel caso, la maggior parte delle missioni aeree – proiezione di capacità – è stata condotta da velivoli basati soprattutto in Italia, ma altrettanto importanti sono state le azioni dei reparti dalle unità navali statunitensi (condotte nelle prime fasi della crisi) e quelle svolte dagli elicotteri francesi e britannici operanti da unità anfibie.

Le direttive di vertice e il percorso evolutivo.

Nell’ambito delle capacità esprimibili da uno strumento militare, la proiezione dal mare assume un’importanza primaria e anche l’Italia ha intrapreso un importante percorso in tal senso. In un documento divulgato dallo Stato Maggiore della Marina Militare a settembre 2011, si afferma che, grazie alle loro caratteristiche, le forze aeronavali (unità navali, velivoli imbarcati e basati a terra e reparti anfibi) rappresentano lo strumento naturale per proiettare capacità, peraltro in maniera molto più flessibile rispetto al passato. La formulazione di quella che per la Marina italiana rappresenta allo stesso tempo una funzione strategica e una missione principale discende dal “Joint Integrating Concept 001” dello Stato Maggiore della Difesa, secondo il quale “ La Capacità Nazionale di Proiezione da Mare deve consentire allo strumento Militare di poter condurre operazioni che prevedano l’inserimento in ambiente ostile, incerto o permissivo di una Landing Force, quale componente di una “Forcible entry” (impiego combinato nel tempo e nello spazio della componente “ airborne” se necessaria, anfibia ed “airmobile” per la conquista – controllo di una “Amphibious Objective Area” ) che debba assolvere una missione predeterminata”.

Fra i diversi obiettivi che la Marina Militare deve perseguire per proiettare capacità dal mare verso il territorio, vi è appunto quello della piena interoperabilità della componente da sbarco della Marina stessa con analoghi reparti dell’Esercito Italiano, in modo da soddisfare esigenze d’impiego anche in un contesto geografico prevalentemente terrestre; al fine di raggiungere l’obbiettivo, a cui sono associati quelli altrettanto importanti della sostenibilità logistica e del comando e controllo, la collaborazione fra la Marina e L’Esercito è già iniziata da qualche tempo,proprio in attuazione della funzione strategica “ proiezione e capacità” enunciata sempre dallo Stato Maggiore della Difesa e che rappresenta la soluzione italiana al concetto di forze expeditionary. In realtà, l’idea di costituire quella che all’epoca venne denominata “brigata anfibia interforze” era già stata valutata sin dalla prima metà degli anni Novanta, alla luce delle esperienze e del contributo della MM in occasione delle missioni in Somalia. Già all’epoca e in funzione dei nuovi orientamenti strategici scaturiti nel dopo-guerra fredda, si prevedeva che una forza expeditionary italiana, così come derivata dalla possibile creazione

Della brigata anfibia interforze, sarebbe stata maggiormente coinvolta in future task force multinazionale e/o NATO, nonché impiegata per rispondere alle naturali esigenze di presenza nazionale autonoma per le quali si riteneva necessario, già allora, disporre di reparti e piattaforme  vettrici in grado di soddisfare determinati requisiti di missione. Questo aspetto concettuale si intersecava con la definizione dei requisiti operativi per una, all’epoca nuova, unità maggiore della MM, consolidati infine su una piattaforma con capacità aeronautiche complete, ma in grado di imbarcare un contingente anfibio da proiettare attraverso elicotteri. Nel 1994 l’ipotesi allo studio per la composizione della brigata anfibia interforze prevedeva l’integrazione fra il Reggimento Lagunari Serenissima dell’EI e quello che allora era il Battaglione San Marco, con il primo sostanzialmente articolato su un battaglione Lagunari (circa 750 uomini) e un battaglione Anfibio (formato da circa 65 mezzi da trasporto e combattimento) e il secondo comprendente, al massimo delle sue potenzialità, un nucleo di 600 uomini e circa 40 veicoli da trasporto e combattimento. Il riferimento a questi reparti era giustificato dalle affinità addestrative e dalla comunanza dei materiali in dotazione, mentre il possibile concorso di aliquote di altri reparti specialistici minori rimaneva una possibilità da valutare caso per caso. Problemi ordinativi e di comando impedirono tuttavia di concretizzare l’attuazione del progetto di brigata anfibia interforze, ma la maturazione di una maggiore mentalità “joint” e l’esigenza di trarre il massimo profitto delle risorse esistenti hanno consentito, in epoca più recente, il superamento degli ostacoli. Un evento importante ai fini del processo di crescita operativa internazionale della MM è comunque venuto dalla creazione, nel 1996, della Forza Anfibia Italo-Spagnola (SIAF, Spanish – Italian Landing Force), quest’ultima formata dai relativi reparti anfibi. Alla fine del 1999 e nell’ambito del processo di riorganizzazione di tutta la forza armata, è stata inoltre istituita la Forza da Sbarco della MM, forte di circa 1,500 effettivi e comprendente il Reggimento San Marco (pedina operativa formata da un battaglione d’assalto, una battaglione da supporto logistico al combattimento, una compagnia operazioni navali e una compagnia operazioni speciali), il Reggimento Carlotto ( pedina addestrativa su un battaglione logistico e un battaglione scuole) e il Gruppo Mezzi da Sbarco.

La Forza Nazionale di Proiezione dal Mare

Come già citato, uno degli elementi chiave del processo di trasformazione delle forze armate italiane riguarda una maggiore proiettabilità di forze e reparti in grado di intervenire con tempestività, operare a grandi distanze dalle basi e svolgere operazioni di natura “expeditionary”.

Il primo passo per acquisire questa capacità di proiezione è stato dunque compiuto nella primavera del 2006, con la creazione della Forza Nazionale di Proiezione dal Mare (FNPM), a prevalente connotazione anfibia, utilizzabile quale “joint initial entry force”, da inserire in uno scenario caratterizzato da natura ostile, o quanto meno incerta, e quindi in aderenza al concetto della”forcible entry”, mutuato dalla dottrina statunitense e relativo all’ingresso in un teatro operativo sfruttando l’uso della forza. Il concetto d’impiego della FNPM, posta sotto il comando dell’ammiraglio responsabile la Forza da Sbarco della MM, comprende lo svolgimento di operazione anche in aree distanti dal territorio nazionale e condotte in autonomia per un prolungato periodo di tempo, la partecipazione a iniziative o missioni expeditionary sotto l’egida NATO, dell’Unione Europea e di coalizioni internazionali ad – hoc e la proiezione di forze a terra anche in spiagge e zone costiere non attrezzate. La Forza Nazionale di Proiezione dal Mare comprende una componente navale per trasportare, proiettare, proteggere e sostenere logisticamente una componente da sbarco e manovra: poiché si tratta di due entità che devono operare in maniera strettamente integrata e a cui possono essere aggregati altri assetti di varia natura, vale la pena approfondire l’analisi.

L’entità più propriamente navale della FNPM è formata dalle tre unità d’assalto anfibio della MM San Giorgio, San Marco e San Giusto, e dai mezzi da sbarco ed elicotteri in dotazione a esse: realizzate negli anni Ottanta (le prime due) e all’inizio del decennio successivo ( la San Giusto), ciascuna unità venne realizzata per il trasporto e lo sbarco di un contingente di circa 300 effettivi e relativi veicoli ruotati e cingolati attraverso metodologie sostanzialmente tradizionali incentrate sull’impiego precipuo di mezzi da sbarco dal bacino allagabile. Nel progetto originale della classe San Giorgio, soltanto la zona poppiera del ponte di volo era dunque adibita al decollo/appontaggi odi un unico elicottero, mentre quella prodiera era limitata solamente al parcheggio dell’elicottero o allo stanziamento di mezzi materiali. Le operazioni reali che videro coinvolte la San Giorgio e le esperienze sul campo acquisite con l’impiego della San Giusto rappresentarono uno stimolo nell’affrontare il potenziamento di una componente anfibia verosimilmente destinata a giocare un ruolo chiave nelle future missioni di proiezione di potenza del mare: l’accento venne posto sul miglioramento delle capacità elicotteristi che delle due unità più anziane e di quella di autodifesa, giungendo nella prima metà degli anni 2000 a una loro trasformazione che ha comportato l’allargamento del ponte di volo, la sistemazione di mezzi da sbarco tipo LVCP (Landing Craft, Vehicle, Personnel) in un mensolone laterale e il potenziamento, in chiave di auto protezione , del sistema di combattimento: il risultato è stato che ciascuna unità dispone adesso di quattro spot per elicotteri, di cui due alle estremità e altrettante nella zona centrale, in modo da poter far operare macchine tipo EH-101 e NH-90, incrementando così le capacità di proiezione dal mare attraverso operazioni di assalto verticale.

Per avere sufficienti doti di attendibilità e qualità la componente di manovra della FNPM avrebbe dovuto avere necessariamente la consistenza di una brigata leggera. La soluzione al problema è derivata appunto dalla creazione di una forza da sbarco comprendente il Reggimento San Marco della MM (organicamente inquadrato nella Forza da Sbarco della MM e di stanza a Brindisi) e il Reggimento Lagunari Serenissima dell’EI, appartenente alla Brigata di Cavalleria Pozzuolo del Friuli, a sua volta inserita nel 1° Comando Forze di Difesa, come noto il Reggimento Serenissima ha sede a Venezia. Il reggimento Serenissima ha una consistenza complessiva di 1.000 effettivi e, oltre al reparto comando, comprende un battaglione Lagunari (su tre compagnie d’assalto anfibio), una compagnia supporti tattici anfibi, una compagnia controcarro e mortai pesanti e una compagnia mezzi nautici. Accanto a questi due reparti principali, la FPNM può ovviamente beneficiare del supporto formato da altri assetti appartenenti alla MM o all’EI per lo svolgimento specifico di una missione. Per quanto riguarda il comando controllo, la gestione della Forza Nazionale di Proiezione dal Mare rispecchia, con le dovute proporzioni e varianti del caso, l’applicazione dei concetti mutuati dalla dottrina statunitense. Infatti, in tempo di pace il comando della Forza da Sbarco della MM svolge il ruolo del “ Parent HQ”, di cui fa parte anche personale dell’EI in pianta stabile, della Landing Force, quest’ultima comandata a rotazione da personale delle due forze armate. Va ricordato, infine, che FNPM potrà costituire un assetto chiave per attuare, soprattutto in ambito internazionale, il concetto di “seabasing”, cioè l’impiego di piattaforme navali interoperabili quali strumenti di proiezione e di supporto per operazioni di carattere militare e/o civile.

Addestramento e impiego reale.

Definiti gli assetti principali della FNPM, i soggetti interessati si sono messi al lavoro per amalgamare le capacità e la potenzialità operative esprimibili da ciascuno di essi. Ragionando in termini di obiettivi strategici, quello intermedio della FNPM riguarda la proiezione dal mare di due gruppi tattici, ognuno a livello battaglione, per un totale di circa 1.200  effettivi, l’obiettivo finale riguarda invece la proiezione di una brigata leggera formata da due gruppi tattici a livello di reggimento, per una consistenza di 2.500 militari. Al di là di numeri specifici, l’aspetto più importante riguarda però la modularità e la flessibilità d’impiego, cioè la capacità di proiettare un reparto formato da pacchetti di forze in larga maggioranza tratti dal San Marco e dal Serenissima e integrabili con altre unità soprattutto di derivazione terrestre e comunque in grado di svolgere la missione assegnata, come per esempio elementi del genio, batterie missilistiche antiaeree ed elicotteri da ricognizione e combattimento.

Per perseguire questi obiettivi e in virtù delle diverse tipologie di formazione operativa posseduta addestramento incrociato; tutto il personale dell’Esercito impiegato nella Landing Force acquisisce anche la qualifica anfibia della Marina, in modo da familiarizzare con le tecniche di sbarco e l’ambiente delle unità navali, mentre il personale della Marina frequenta un corso formativo terrestre per apprendere le nozioni indispensabili a cooperare con i Lagunari. Oltre alle attività formative svolte nelle sedi stanziali (iniziate nel 2006), l’integrazione fra le capacità tipiche dei due reparti viene periodicamente messa alla prova nel corso delle esercitazioni condotte dalla MM.

Già qualche mese dopo la sua costituzione, la Forza Nazionale di Proiezione dal Mare ha potuto mettere in pratica i concetti in corso di acquisizione, risale infatti all’estate del 2006 il suo primo impegno, non preventivato, in occasione dello schieramento del contingente militare italiano destinato ad operare nell’ambito del UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon). Quella prima fase dell’operazione Leonte vide l’impegno contemporaneo in mare di tutte e tre le unità d’assalto anfibio della MM, inquadrate in un Task Group di cui facevano parte anche la portaerei Garibaldi, la fregata Espero e la corvetta Fenice. In quell’occasione le operazioni di sbarco coinvolsero circa 620 fucilieri del San Marco e 120 lagunari del Serenissima, inquadrati appunto nella FNPM, ai quali si affiancarono circa 50 militari di altre componenti dell’Esercito e 11 carabinieri.

Gli sviluppi futuri

Se l’obiettivo di quella missione, peraltro non programmata, fu brillantemente raggiunto, la criticità e la conseguente lezione forse più importante appresa dall’operazione Leonte riguardano proprio la capacità e la consistenza della componente anfibia della Marina Militare, cioè dall’elemento aeronavale vero e proprio della FNPM. Solo la disponibilità immediata della San Giorgio e della San Marco e l’interruzione, da parte della San Giusto, della crociera addestrativa per gli allievi dell’Accademia Navale permisero il trasferimento e la proiezione a terra di un contingente relativamente ridotto ( poco più di 900 militari), se rapportato al totale degli assetti e del personale impiegato (6 unità navali, 4 velivoli ad ala fissa, 13 elicotteri e circa 2.000 uomini e donne degli equipaggi). Da qui l’esigenza di potenziare e ammodernare la componente anfibia nazionale, un requisito da soddisfare attraverso la realizzazione di unità opportunamente  dimensionate e attrezzate anche a svolgere funzioni di comando e controllo per le quali sarebbe sempre necessario, pure in scenari non critici, ricorrere alla Garibaldi o alla Cavour. Quest’esigenza è stata ribadita nel documento dello Stato Maggiore della Marina in cui si parla del progetto di nuove unità anfibie; l’ingresso in linea, entro il 2018, di una piattaforma di questo tipo consentirà infatti di valorizzare meglio le capacità nazionali di proiezione dal mare con gli assetti indicati in precedenza, nonché di procedere all’ammodernamento generazionale della componente anfibia della Marina Militare. La nuova unità anfibia multiruolo, per la quale si prevede un dislocamento di circa 20.000 t. e la capacità di trasportare circa 700 militari, dovrà poter essere impiegata, oltre che nel completo spettro delle operazioni militari marittime, anche nell’ambito di operazioni di assistenza umanitarie e concorso in caso di calamità naturali; accanto al programma dell’unità anfibia multiruolo, vanno inoltre ricordate le attività, in un più ampio contesto interforze, per la digitalizzazione della Landing Force e per l’ingresso in linea di un nuovo veicolo anfibio blindato, tutti elementi che contribuiscono a fare della Forza Nazionale di Proiezione dal Mare un prezioso assetto che non può mancare nello sviluppo complessivo della Marina e delle Forze Armate.

Tratto da “Panorama Difesa” no. 305 – Febbraio 2012

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