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Ripartiti i marò «Manteniamo la nostra parola»

Latorre e Girone oggi in India «Siamo fiduciosi nella giustizia»
L’aereo dell’Aeronautica militare che li ha riportati in India è decollato ieri alle 17 da Ciampino, off limits per giornalisti e fotografi.

E questa mattina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno a Kochi dove attenderanno la prossima udienza del processo a loro carico, in programma davanti al tribunale di Kollam il prossimo 15 gennaio. La licenza concessa ai due fucilieri di Marina per trascorre il periodo natalizio insieme alle famiglie è terminata e i marò hanno dato una grande dimostrazione di integrità onorando i patti: «Partiamo, mantenendo la nostra parola di italiani, fiduciosi nella giustizia» hanno detto. Un comportamento completamente diverso da quello delle autorità dello Stato del Kerala che attirarono in porto con l’inganno la motonave Enrica Lexie arrestando i due marò con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati. Una vicenda che Latorre e Girone hanno ricostruito nei minimi dettagli ieri, prima di ripartire per l’India, nel corso di una deposizione in Procura a Roma, con l’assistenza dei legali Carlo Sica e Giacomo Aiello dell’Avvocatura dello Stato. I marò si sono presentati spontaneamente ai magistrati Giancarlo Capaldo ed Elisabetta Cennicola, della Procura della Repubblica di Roma, titolari del fascicolo italiano inerente il caso della Enrica Lexie. Durante il colloquio, al quale hanno assistito anche i carabinieri del Ros, Latorre e Girone per oltre cinque ore hanno fornito la loro versione dei fatti accaduti il 15 febbraio dello scorso anno. L’intento dei due marò, che hanno sottolineato la loro «grande serenità», era quello di fornire al procuratore il quadro più chiaro e dettagliato possibile sull’episodio. Sostenendo dopo l’arresto dei due fucilieri la propria competenza a indagare sull’accaduto, la Procura della Repubblica di Roma aveva inoltrato per via diplomatica alle autorità indiane una rogatoria per conoscere ogni aspetto della vicenda e l’esito delle indagini svolte. Ma fino ad oggi una risposta non è stata fornita, come ha spiegato il procuratore aggiunto Capaldo, «e perciò per ora abbiamo a nostra disposizione solo il racconto fatto dai due militari». Un’altra dimostrazione della credibilità dell’India, che in questa vicenda sta perdendo sempre di più la faccia. Per quanto riguarda le dichiarazioni fatte ieri, il contenuto dei verbali è riservato e non sono trapelate indiscrezioni. Al termine del colloquio Latorre e Girone hanno lasciato piazzale Clodio passando per i sotterranei e sono poi saliti a bordo di un furgone senza rilasciare dichiarazioni. I due fucilieri hanno sempre sostenuto di aver sparato in aria come avvertimento e che l’episodio è avvenuto in acque internazionali. Ora la speranza è che la Suprema Corte indiana, rispettando il diritto internazionale, riconosca la giurisdizione italiana e rimandi a casa al più presto i nostri militari. Questa volta per sempre.

Articolo tratto da www.iltempo.it

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