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San Marco – Terremoto in Molise

Ciao Alfredo, sono un ragazzo di 20 anni di Santa Croce di Magliano, a 3 km da San Giuliano dove c’è stato il terremoto. Abbiamo avuto modo di conoscere i ragazzi del San Marco…sono straordinari e non si fermano mai! Un grazie per l’aiuto che ci hanno portato!
Paolo Santoianni


SAN GIULIANO DI PUGLIA (Campobasso) — La messa sta per finire e il tendone bianco, dove sono allineate quelle due file di bare, si gonfia di lamenti sommessi. Quando un brusìo avverte di un imprevisto.
E’ una donna, il volto chiaro, ovale, la pelle bianca sul nero degli abiti, che improvvisamente appare dietro le spalle del vescovo all’altare.
Era seduta su un lato e quasi ha fatto un balzo. Si chiama Nunziatina Petacciato. La si sente bisbigliare al microfono. «Fatemi dire qualcosa, voglio dire qualcosa».
«Soccorsi disorganizzati»
Tra quelli che si stupiscono c’è anche suo marito. Si chiama Modesto, ha fatto tutta la vita il muratore. «Non mi aveva avvertito e nemmeno lei ci pensava di andare a parlare a nome di tutte le mamme. Le è venuta l’idea in quel momento», spiegherà.
A vedere la serenità e la forza d’animo con cui si rivolge alle autorità allineate davanti a lei si stenta a pensare si tratti di una madre come le altre che fanno cerchio alle bare bianche. Ma lei si presenta proprio così. «Sono la mamma di Luigi». Aveva 7 anni, «grandi occhi neri e una gran voglia di vivere», lo descrive a messa finita mostrando la foto del piccolo.
Dunque. «Sono la mamma di Luigi e la mamma di tutti questi angeli. A nome di tutti i papà e di tutte le mamme affidiamo al Signore questi nostri angeli, gli angeli di San Giuliano sono vicini a noi. Noi siamo fortunati, perché abbiamo il loro volto vicino a noi. A tutti chiedo una sola cosa, che le nostre scuole siano più sicure, non voglio assolutamente che nessuna mamma e nessun papà, che nessuno pianga più i suoi figli». «Non deve più accadere che una mamma mandi il figlio a scuola e che non torni più», ripeterà a chi l’avvicina dopo.
Non un’interruzione dovuta all’emozione, non un balbettìo, un appello tanto spedito quanto improvvisato. Non un tradimento dello strazio nel cuore, né un segno di voce che s’incrina. Del dolore, uguale a quello delle altre mamme, quasi non c’è traccia sul suo volto chiaro e aperto. Rischiarato perfino da un sorriso appena accennato ma autentico, a indicare una forza e una serenità che non compaiono e non possono esserci in questa domenica di sole e di dolore.
Una forza, che condivide con il marito, anche lui non piegato ma reattivo e solido. Volto bruciato dall’aria, una vita da muratore, due figlie accanto, Maria Angela e Michela, qualcosa da dire a proposito dei soccorsi: «Semmai ci fosse stato qualcuno destinato a morire questo sarebbe stato sicuramente mio figlio Luigi, perché s’è trovato incastrato in un posto che non poteva dargli scampo. Ma se i soccorsi fossero stati meglio coordinati io penso che se ne sarebbero salvati di più. C’erano cinquanta vigili del fuoco a scavare e nessuno a coordinarli. Ne sarebbero bastati venti ma con un buon coordinamento».
Nunziatina e Modesto sono riusciti a mettere su un’azienda agricola, un pezzo di terra con gli olivi, e infatti erano a cogliere le olive quando sono corsi ad avvertirli che era crollata la scuola. «Non lasceremo San Giuliano», dicono e così dicendo diventano l’altra faccia di un paese, che senza i suoi bimbi appare irrimediabilmente morto.
Un paese che ha sepolto tutti i suoi bimbi o quasi, che futuro potrà avere? La risposta la si leggeva negli sguardi persi delle altre 25 mamme che erano davanti a quelle bare durante la messa, silenziose per pudore e con una disperazione che avevano sfogato prima, in quell’invivibile palazzetto dello sport adibito a camera ardente. Mamme bambine, di vent’anni, poco più o poco meno, che abbracciavano le bare dei loro piccoli e gridavano i nomi, Martina, Luca, Costanza. Mamme bambine con i jeans e le Nike, trascinate in un attimo dalla giovinezza alla fine della vita, perché che cosa può essere per una madre se non la fine della vita la morte del figlio?
Il piccolo soldato.
E non c’era nessuno che non avesse gli occhi gonfi di fronte a quello strazio, piangevano tutti, i volontari, i giornalisti, i carabinieri, perfino i duri del battaglione San Marco. E prima di chiudere vorremmo parlare di una mamma che non c’è più e che ha lasciato un bimbo di 9 anni, Marco. Il figlio della maestra. Un sottufficiale del San Marco si è strappato i gradi dal braccio e gliel’ha donati. Lui se l’è attaccati alla maglia. Nessuno faceva caso a quel bambino, tutti guardavano le mamme rimaste senza figli, nessuno notava quel figlio rimasto senza mamma.
Marco non piangeva, pallido, nervoso, voleva solo restare accanto alla bara della mamma. E ci stava, sistemava i fiori, guardava la foto della mamma.
Ma non piangeva. Diceva: «Mamma». Come se aspettasse la risposta.

Tratto dal quotidiano ” La Nazione “

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